«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, radio
NomeIrma
CognomeGramatica
Data/luogo nascita25 novembre 1869 Rijeka (HRV)
Data/luogo morte14 ottobre 1962 Tavarnuzze di Impruneta (Firenze)
Nome/i d'arte
Altri nomiGramatica, Maria Francesca (nome anagrafico); Cottin
  
AutoreDaniela Sarà (data inserimento: 02/12/2011)
Irma Gramatica
 

Sintesi | Famiglia| Formazione| Interpretazioni/Stile| Scritti/Opere| Testo completo

 

Biografia

Avviata l'impresa però insorgono forti dissapori tra i due attori, che impediscono loro di lavorare con serenità: secondo alcune testimonianze, al di fuori delle recite Ruggeri e la Gramatica smettono addirittura di rivolgersi la parola. Iniziate le prove nel dicembre del ’38, la formazione esordisce nel gennaio del ’39 al Teatro Argentina di Roma; si scioglie entro il mese di settembre dello stesso anno e l'interpretazione di Lady Macbeth nel Macbeth shakespeariano segna una delle ultime significative apparizioni sulle scene dell'interprete fiumana.

Nel novembre del ’39, con Emma, Irma riceve un encomio per i meriti artistici e professionali dalla Direzione generale del teatro del Ministero della cultura popolare, ma la sua situazione economica precipita vertiginosamente. L'interprete si ritira infatti definitivamente dalle scene, trasferendosi a Firenze, dove si dedica alla cura del giardino di via Pepe. Le tormentate vicende degli ultimi anni sono ricostruibili grazie all'epistolario, particolarmente intenso in un periodo in cui l'unico sostegno per sopportare la sua grama esistenza sono proprio le amicizie lontane. Nella primavera 1941, per sopperire alle incalzanti difficoltà finanziarie, Irma vende la casa fiorentina: ammalata di cuore e costretta a letto per lunghi periodi, si trasferisce a Venezia, dove rimane fino al 1947 col sostegno della nipote Albertina Capodaglio Scarpa, figlia della sorella Anna; inizialmente si sistema nella Pensione Petrarca, al Ponte di Rialto, poi in un appartamento preso in affitto da Emma in Campo San Maurizio. Anche se negli ultimi giorni ricorderà con nostalgia il periodo veneziano, vive questi anni in condizioni estremamente disagiate, spesso costretta a rinunciare a beni primari come luce e riscaldamento: nelle missive inviate alle amiche ribadisce che il suo unico sollievo è l'idea della morte che, ormai anziana, considera imminente. Oltre alla Moroni, rimasta a Firenze, tra le più assidue destinatarie delle accorate lettere sono Lina Igliori, l'attrice Franca Dominici, Milli Dandolo, scrittrice e moglie del musicologo Eugenio Gara, ed Antonietta Treves Pesenti, moglie dell'editore Guido Treves.

Dopo la caduta del regime fascista, che le aveva elargito un vitalizio, la situazione peggiora ulteriormente. Nel settembre del '47 è a Roma e dalla fine del '47 al 1951 torna a Firenze, dove inizialmente vive presso le suore di via Ippolito Nievo, poi in una villa presso la via Senese, possedimento della pittrice Marisa Mori Lurini, sua amica ed ex insegnante di Storia del costume teatrale nella Scuola di recitazione in via Laura. Esprime pubblicamente il desiderio di essere dimenticata e distrugge tutta la documentazione relativa alla carriera professionale; nel suo isolamento si intrattiene solo con Emma, che incontra durante le sue pause dall'attività lavorativa.

In questi anni si dedica ancora alla radio e al cinema, mettendo a punto altre esibizioni di rilievo. Nel 1941 è tra gli interpreti di L’orizzonte dipinto di Guido Salvini, primo film italiano sul teatro, in cui recita nella parte autobiografica di una vecchia attrice al fianco di Benassi, Zacconi, Renzo Ricci e dell'esordiente Valentina Cortese. Tra il 1942 e il 1943, con Emma, ricopre il ruolo di una vecchia zitella in due film di Ferdinando Maria Poggioli, Sissignora, considerato dalla critica precursore del neorealismo, e Sorelle Materassi. In ambito radiofonico si ricordano le interpretazioni di Nemica di Niccodemi e di Congedo di Simoni, trasmesse durante la seconda guerra mondiale dalla compagnia di prosa di Radio Firenze. L'ultima interpretazione cinematografica è in Incantesimo tragico di Mario Sequi (1951), nella parte di una vecchia centenaria.

Nella primavera 1953 si trasferisce nell'isolata Villa delle Rose, detta anche Villa Giuseppina, a Tavarnuzze, vicino alla Certosa fiorentina del Galluzzo, istituto di proprietà delle suore di San Filippo Neri. Qui dal 20 settembre 1954 compila l’autobiografia, nella quale racconta di un recente collasso e di sofferenze legate all’angina pectoris; suo unico sollievo è ancora l'idea della morte imminente. La stesura del documento si affianca alla redazione di brevi memorie legate all'attività professionale e finalizzate alla pubblicazione per la ricerca di fondi di sostentamento. Nel 1956 è nominata Commendatore della repubblica italiana e nella seconda metà degli anni Cinquanta, per iniziativa di Giulio Andreotti, ottiene un nuovo vitalizio dal governo italiano.

 
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