«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, radio
NomeIrma
CognomeGramatica
Data/luogo nascita25 novembre 1869 Rijeka (HRV)
Data/luogo morte14 ottobre 1962 Tavarnuzze di Impruneta (Firenze)
Nome/i d'arte
Altri nomiGramatica, Maria Francesca (nome anagrafico); Cottin
  
AutoreDaniela Sarà (data inserimento: 02/12/2011)
Irma Gramatica
 

Sintesi | Biografia| Famiglia| Formazione| Scritti/Opere| Testo completo

 

Interpretazioni/Stile

A conclusione dei tormentati mesi di lavoro, D'Annunzio rimane entusiasta della Gramatica, fedele esecutrice delle sue direttive, intuendone le potenzialità temperamentali che pensa di utilizzare per il proseguimento della sua attività teatrale, e forgia su di lei la figura protagonista della tragedia successiva, La fiaccola sotto il moggio. In fase di stesura ricalca i due principali ruoli femminili sulle due maggiori interpreti della precedente esperienza, la Franchini e la Gramatica, la prima per il terribile ruolo della matrigna Angizia, la seconda per la parte protagonista di Gigliola, figura tormentata, appassionata e assetata di vendetta.

Per disaccordi sul piano economico, il poeta sospende però la collaborazione con la Compagnia Talli-Gramatica-Calabresi e affida la messinscena alla mediocre formazione di Mario Fumagalli, che presenterà il lavoro nel marzo 1905; per alcune piazze teatrali l’autore si riserva di ricorrere comunque alla collaborazione della compagine di Talli e il 12 novembre 1904 chiede espressamente a quest'ultimo di concedergli le due attrici: «il mio dramma è di facilissimo allestimento: ma è un dramma di 'caratteri' o, meglio, di 'volontà'; e richiede, da parte degli attori, molta forza di studio. Ho bisogno della signorina Franchini e della signora Gramatica; ma di questa ho bisogno assoluto, perché - anche fisicamente - incarna con straordinaria efficacia la persona scenica» (lettera inviata da Marina di Pisa, in Laura Granatella, «Arrestate l'autore!». D'Annunzio in scena: cronache, testimonianze, illustrazioni, documenti inediti e rari del primo grande spettacolo del '900, Roma, Bulzoni, 1993, p. 578).

Lo stesso giorno scrive alla Gramatica, auspicando si sia rimessa dai problemi di salute e che abbia recuperato la voce, esortandola a partecipare al suo nuovo progetto: «Mia cara Amica, non ho mai atteso con tanta impazienza lo squillo delle trombe 'allegoriche' con quanta oggi attendo lo squillo della vostra voce irrobustita. Le corde sono tese? Vibrano con forza e con chiarezza inaudite? Potete gridare la passione, la disperazione e la vendetta? L'esperimento è compiuto? Attendo la buona novella. Intanto lavoro. La mia aspirazione è ambiziosa: vorrei dare una moderna sorella alla Elettra delle Coefore. La vostra maschera è quella che mi conviene. Scrivetemi, cara amica. E ditemi che siete più vigorosa e più ardimentosa di prima» (lettera inviata da Marina di Pisa, riprodotta in «Il Dramma», a. XXXI, nuova serie, n. 225, giugno 1955, p. 44). La Franchini reciterà, ma nella parte di Gigliola; la Gramatica invece non parteciperà alla produzione e il ruolo di Angizia sarà assegnato ad Evelina Paoli.

Dopo lo scioglimento della Compagnia Talli-Gramatica-Calabresi, Irma considera quasi terminata la sua carriera: nell’autobiografia sorvola sul resto dell'attività professionale, ad esclusione di un breve resoconto sul periodo immediatamente successivo trascorso con Flavio Andò (1906-1907), concluso col primo dei grandi abbandoni della scena che ne caratterizzeranno gli sviluppi ulteriori (per maggiori dettagli si veda la sezione Biografia). Il suo estro artistico torna ad attecchire proficuamente con l'ingaggio, nella quaresima del 1915, nella nuova compagnia stabile del Teatro Manzoni diretta da Marco Praga, esperienza protrattasi per quasi due anni dopo un triennio di interruzione degli impegni professionali. Scritturata come Prima attrice «a vicenda» con Giannina Chiantoni, Irma trascorre al Manzoni un periodo insolitamente lungo. Sollevata dalle stressanti condizioni imposte dal teatro di giro, fornisce prove di alto livello artistico, nelle quali, al fianco delle consuete pulsioni violente e passionali, sperimenta nuove sfumature espressive - evidentemente emerse proprio nell'acquietarsi del ritmo incalzante delle trasferte, forse suggerite dallo stesso Praga, fautore di un teatro di approfondita indagine psicologica -, tocchi di colore delicati ma intensi, che le consentono di disegnare i caratteri interpretati con maggiore ricchezza di dettagli.

I nuovi accenti espressivi emergono già nello spettacolo d'esordio, La seconda moglie di Arthur Wing Pinero (2 marzo 1915), dove l'attrice interpreta il personaggio di Paula, inquieto, tormentato, macchiato da un oscuro passato, un carattere a lei perfettamente consonante. Commentando questa interpretazione, Talli individua nella voce, maturata durante il periodo di allontanamento dalle scene, lo strumento attraverso cui Irma si abbandona a questi nuovi tratti di dolcezza, uno strumento altamente espressivo, a tratti passionale e collerico, a tratti infinitamente soave: «Dal suo lungo silenzio d'attesa, Irma Gramatica ci ha riportato la sua bella voce che, ora si accende degli impeti selvaggi della passione, ora si vela delle pacate dolcezze di un sogno: una voce nella quale si effonde tutta una compiuta elaborazione interiore, tutta una attenta ascoltazione dell'io più profondo, in cui par quasi sublimata la più pura essenza della sua arte; ed il pubblico l'ascoltava come se da un delicato strumento invisibile, le mani d'un artista portentoso avessero liberato una dolce anima canora. Nel primo atto la Voce d'oro disse la blanda lusinga con molta soavità; nel secondo lanciò alta, vibrante, sdegnosa la sfida all'anima tenebrosa, ruggente di gelosia; nel terzo sospirò una breve tregua di pace, per avventarsi, ancora, nella fine, contro l'irrevocabile suo destino; e si spense nel quarto, melodiosamente, nella sconsolata amarezza della rinunzia suprema» (Virgilio Talli, Il festoso battesimo della Compagnia del Teatro Manzoni, «La Scena di Prosa», 3 marzo 1915).

 
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