«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, radio
NomeIrma
CognomeGramatica
Data/luogo nascita25 novembre 1869 Rijeka (HRV)
Data/luogo morte14 ottobre 1962 Tavarnuzze di Impruneta (Firenze)
Nome/i d'arte
Altri nomiGramatica, Maria Francesca (nome anagrafico); Cottin
  
AutoreDaniela Sarà (data inserimento: 02/12/2011)
Irma Gramatica
 

Sintesi | Biografia| Famiglia| Formazione| Interpretazioni/Stile| Testo completo

 

Scritti/Opere

Dopo il trasferimento nella Villa delle Rose gestita dalle suore di San Filippo Neri a Tavarnuzze, nei pressi di Firenze, dove si stabilisce dalla primavera del 1953, Irma Gramatica si dedica alla stesura di alcune memorie di argomento teatrale destinate alla pubblicazione su riviste per ricavare fondi con cui sollevare le sue finanze. Uno dei primi lavori cui si dedica è l'autobiografia: il manoscritto autografo, conservato presso la Biblioteca e Raccolta Teatrale romana del Burcardo, è datato 20 settembre 1954; nell'aprile 1955 sarà pubblicato, in due puntate, nella rivista «L'Illustrazione Italiana» a cura dell'amica Antonietta Treves e del critico Eligio Possenti; sarà poi riedito nel giugno 1962, pochi mesi prima della sua scomparsa, sul periodico specializzato «Il Dramma». Nel documento Irma ripercorre dettagliatamente i suoi primi anni di vita fino al periodo trascorso nella compagnia gestita in società con Virgilio Talli e Oreste Calabresi (1900-1906); si sofferma poi brevemente sulla formazione condotta per un anno al fianco di Flavio Andò, tralasciando di descrivere gli sviluppi successivi dell'attività professionale e soffermandosi sulle difficoltà della vecchiaia e sul suo precario stato di salute.

In una lettera non datata, inviata alla Treves nel periodo intercorso tra la morte di Armando Falconi (10 settembre 1954) e l'inizio della stesura dell'autobiografia e pubblicata da Luigi Maria Personé nel 1987, Irma fa cenno ad altri scritti lasciati in consegna all'amica, probabilmente anch'essi destinati alla pubblicazione: tra questi un ricordo di Ruggero Ruggeri e uno, che lei definisce delicato, di Tebaldo Checchi, il marito di Eleonora Duse («è roba privata e delicata e occorre che lo abbia una persona seria e sensata [...]. La verità non si può dirla che in privato»: Luigi Maria Personé, Irma ed Emma. Due grandi del teatro italiano, Prato, Società pratese di Storia Patria, 1987, p. 108). Secondo fonti non ufficiali, all'epoca della tournée in Sud America del 1885 la giovanissima Gramatica sarebbe diventata amante di Checchi e sarebbe stata coinvolta, suo malgrado, nella rottura del matrimonio di quest'ultimo con la Duse, avvenuta proprio nel 1885: al riguardo, l'attore Ciro Galvani - scritturato della Duse nel 1894 e nel 1921 - lascia nel 1953 una testimonianza informale al giornalista Orio Vergani.

Tra le altre memorie edite a metà degli anni Cinquanta, si ricorda l'articolo in commemorazione di Sabatino Lopez, pubblicato sulla «Fiera Letteraria» il 26 giugno 1955; Irma conosce il critico a Livorno nell'estate 1897, dopo una recita nel politeama cittadino. Tra i due si instaura subito un rapporto di amicizia, a lungo coltivato per via epistolare: parte del carteggio sarà pubblicato nel febbraio 1958 sulla rivista «L'Osservatore Politico Letterario» a cura di Guido Lopez, figlio del giornalista. Il rapporto tra Irma e Sabatino è molto intenso (in una lettera degli inizi di giugno del 1907 lei lo chiama «quasi innamorato», Sabatino Lopez critico di garbo: cronache drammatiche ne «Il Secolo XIX», 1897-1907, a cura di Paola Daniela Giovanelli, Roma, Bulzoni, 2003, p. IX) e lascia traccia nell'attività professionale dell'attrice: Lopez le dà consigli per migliorare la recitazione e l'aiuta a mettere a punto un repertorio adeguato, procurandole o scrivendo per lei lavori inediti. La collaborazione artistica si protrae fino alla conclusione della carriera teatrale e all'ultima esperienza della Gramatica con Ruggeri (1938-1939).

Nel giugno 1955 Irma pubblica sul «Dramma» anche un articolo commemorativo sull'interpretazione della Figlia di Jorio di Gabriele D'Annunzio (1904). All’epoca della loro collaborazione D’Annunzio era rimasto molto colpito dall’interprete fiumana, tanto da sceglierla per un breve periodo come musa ispiratrice delle sue nuove creazioni drammaturgiche.  Nell’articolo la Gramatica non si limita a rievocare la partecipazione alla storica messinscena ma ripercorre i momenti salienti del rapporto personale con il poeta, protrattosi per via epistolare fino alla morte di quest'ultimo. Nella giovane Irma il poeta apprezza il fondo zingaresco e tribale, da lui sintetizzato in un nomignolo appositamente coniato per l'amica: «Sapeva che mia madre era straniera: ma si compiaceva di sorprendere per suo intuito, in me, i tratti somatici e più quelli psichici che da tale mescolanza mi derivassero. Della mia selvaggeria soprattutto s'incapricciava, così sfuggente e incomune, al punto che volle battesimarla: e mi chiamò Barbarella» (Irma Gramatica, Quando fui Mila, «Il Dramma», a. XXXI, nuova serie, n. 225, giugno 1955, p. 44). Negli anni della maturità invece D'Annunzio coglie come tratto distintivo dell’attrice l'aspirazione alla morte imminente e liberatoria, atteggiamento compendiato nel tempo in un nuovo appellativo: «Nel secondo tempo della nostra conoscenza, non mi dette alcuno dei nomignoli che si compiaceva distribuire a persone del suo gran cerchio, come quello di Suor Piràusta dato a mia sorella Emma. Ma un secondo nome, quasi per addolcire nella curva degli anni l'aspra fierezza di Barbarella. Mi chiamava Muriella, con un secreto suo riferimento al Trionfo della morte» (ivi, p. 46).

 
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